divikappaEtichetta: Autoproduzione
Tracce: 12 – Durata: 50:07
Genere: Indie Pop, Cover
Sito: Facebook 
Voto: 8/10

Si avvicinino a Take Care With The Cure i fan di The Cure, purché siano disposti a immaginare le canzoni della band come un singolare punto di partenza da cui creare qualcosa di diverso e di nuovo. Vengano con entusiasmo coloro che sanno a memoria tutte le canzoni di Robert Smith & Co. ma solo se non si spaventano nel sentirle sguarnite da ogni orpello glamour e ne sappiano apprezzare la disgregazione filologica e precisa di chi pretende a tutti i costi di metterci una linea personale.
Take Care With The Cure non è un tribute album, quanto piuttosto un esercizio dimostrativo delle possibilità di elaborazione di alcune delle più affascinanti pagine del pop britannico.
Di Vi Kappa 3, non nuovi ad esperimenti di questo genere, stavolta prendono il songbook dei Cure, ne smembrano le note e le strutture e ottengono un lavoro coeso e “buffo” che non mancherà di appassionare chiunque si sia trovato almeno una volta a fischiettare queste dodici perle post-punk.
I due comprimari, Kathya West e Danilo Gallo, in questo giro hanno aperto le porte a un po’ di collaborazioni illustri come Rob Mazurek dei Chicago/Sao Paulo Underground (cornetta su The Perfect Girl), Igor Poletti (clarinetto basso su The Lovecats), e Francesco Bearzatti (clarinetto su Jumpin’ Someone Else’s Train) ma per il resto fanno tutto da soli, si destreggiano tra chitarre acustiche, banjo, balalaika, campionatori, basso e percussioni lavorando tra le mura domestiche registrando senza preoccuparsi di escludere i suoni “esterni” che arrivano a fare da cornice a queste grinzose e trasognate riletture.
Da Boys Don’t Cry del primo storico album fino a Lovesong di Disintegration, in esame c’è la produzione di The Cure degli anni ’80, vale a dire quella più amata ma anche quella considerata maggiormente intoccabile. Ma non temete perché Di Vi Kappa 3 superano l’esame brillantemente lasciando che le strutture classiche rimangano, sia pure in maniera anomala, percettibili in modo da non alterare l’intento melodico originale. Anche così camuffate le canzoni sono rimaste tutte al loro posto, pronte a farci canticchiare ognuno di questi immortali ritornelli, oggi vestiti con le maniche corte, alleggeriti dagli eccessi del passato e pronti per affrontare gli anni venturi con la dignità che un pizzico di ironia è riuscito a concedere loro.