edda-la-leggerezza-fa-fru-fru-200Etichetta: Woodworm
Tracce: 9 – Durata: 29:12
Genere: Pop Rock
Sito: Facebook 
Voto: 8/10

Dire che Fru Fru spiazza è probabilmente impreciso perché Graziosa Utopia del 2017 aveva lasciato intendere a più riprese che il cantautorato minimal dei primi album cominciava ad andare stretto a Edda. Così il nuovo disco si presenta fin dal singolo apripista (E se) come un disco intriso di sonorità pop-rock al servizio di arrangiamenti più corposi e smaniosi di allinearsi al gusto del pubblico più giovane, quello che non ha mai sentito la voce di Edda in seno ai Ritmo Tribale e che probabilmente è poco interessato alle caustiche canzoni spoglie di Semper Biot
Così Edda si presenta più sbarazzino anche se solo in apparenza, con il wafer in copertina che ne rappresenta la perfetta sintesi: fragile, dolce, con un retrogusto amaro piuttosto accentuato ma delicato pur nella sua solida origine storica.
Perché Edda, sebbene qualche volta appaia un po’ eccessivo e sguaiato, è davvero quello che di nuovo serviva alla nostra canzone d’autore. C’è una sincerità di fondo che continua a spiazzare anche chi segue Edda da sempre, si esprime con un’intensità che non è pari a quella di nessun altro e c’è, che non guasta, anche un gusto musicale e una qualità di musicista davvero impressionanti anche se, a onor del vero, per queste caratteristiche deve essere citato anche il sodale Luca Bassi che produce e arrangia tutto il lavoro elargendo citazioni per intenditori, dal rullante sui quarti in stile Phil Spector (Vanità), alle sonorizzazioni del Morricone dell’epoca d’oro della RCA romana (Ovidio e Orazio) passando dell’electro-pop anni ’80 (Edda).
Una mancanza di regole che è “la regola” più efficace nel lavoro di un autore che sembra avere ancora molte cose da dire o, anzi, molti nuovi modi per dirci le stesse cose di sempre, dense di quell’amarezza tenera, forte di una illuminata concezione della felicità raggiunta solo da chi è stato nel fondo e ha sentito le maleodoranti risonanze della vita mentre si sgretolava. 
Edda, senza riferimenti, propone se stesso, ci mostra le mutande sporche come dice in una illuminante intervista a Rolling Stone, con una nuova linea artistica talmente efficace da riuscire nell’arduo compito di configurarsi come il più originale outsider della musica italiana ma anche quello che ne comprende maggiormente le necessità e gli sviluppi.
In un lavoro che ricorda (per intenzione e direzione) Comedown Machine di The Strokes, Fru Fru è un album che rischia di restare attaccato alle orecchie per ore e ore, con ritornelli orecchiabili e potenti al servizio di temi di agghiacciante ruvidità. E questa, secondo me, è l’essenza principale della miglior musica popolare.

Fru Fru tour:
21/3 – Bologna, Locomotiv
22/3 – Pisa, Lumiere
28/3 – Milano, Santeria Social Club
29/3 – Modena, Vibra Club
4/4 – Torino, Hiroshima Mon Amour
6/4 – Firenze, Auditorium Flog
27/4 – Roma, Monk
17/5 – Brescia, Musica da Bere

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