achille1969Etichetta: Epic
Tracce: 10 – Durata: 30:02
Genere: Pop
Sito: Facebook 
Voto: 8/10

Se Mahmood è stata la rivelazione confortante dell’ultimo festival di Sanremo, Achille Lauro è sicuramente quella più disturbante, vuoi per quella inquietante presenza scenica, tutt’altro che adattabile alla più tradizionale delle nostre manifestazioni canore, vuoi per lo stralunato modo con cui è riuscito a portare in un brano (Rolls Royce, qui incluso) il genio e la sregolatezza del rock, pur tenendosene bislaccamente alla larga.
1969 porta per titolo un anno che per il giovane Lauro De Marinis, classe 1990, suona come data storica, come il momento in cui gli eventi della nostra crescita artistica hanno subito proprio nel suo campo (la musica) uno degli scossoni più rappresentativi. Sono passati cinquant’anni da quel periodo e forse Lauro ha compreso di essere uno di quei giovani personaggi di oggi in grado di farci respirare, così come i suoi colleghi dell’epoca di Woodstock, un po’ di aria nuova.
achillelauroLa cosa bizzarra non è che ci sia riuscito ma che, per farlo, si sia appellato a così tante scuole del passato dove il rock è sicuramente uno degli elementi più interpellati ma nel quale riesce a far emergere un gusto eccelso anche per il Rhythm & Blues, declinando tutto nella corrente più brillante della nostra attualità. Esagerando con la dose di autotune, biascicando il lessico per accentuare l’indolenza della gente della sua età e mettendo in scena uno scenario giovanile che è tra i più devastati della storia recente.

Musicalmente 1969 è un album piacevolissimo, che si serve della trap per scavalcare i pregiudizi che questo genere si porta ingiustamente dietro. Coadiuvato dai fedeli Fabrizio Ferraguzzo e Edoardo Manozzi, Lauro prende di petto la sua attività e confeziona un disco figlio diretto della sua epoca, con brani capaci di restare in testa per ore senza rinunciare a messaggi (anche) importanti che parlano ai suoi coetanei facendo riflettere anche i loro genitori.

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