pereira_lui200Etichetta: Costello’s
Tracce: 9 – Durata: 28:17
Genere: Indie Pop
Sito: Facebook 
Voto: 7/10

Quello proposto da Pereira è un pop intimista che si appella al Beck meno sperimentale, agli Eels più confidenziali, con un occhio al passato ma l’intenzione molto aperta alle tendenze del momento.
In Mascotte, suo album d’esordio, ci sono nove canzoncine delicate e ben arrangiate che tentano di evocare atmosfere retrò, con un gusto tra il tropical e il latin-jazz a rievocare i fasti della nostra canzone, quando era normale trovare nei juke box, a fianco ai dischi di Mina e Gianni Morandi, anche quelli di Astrud Gilberto e Sergio Mendes.
Di certo, nel panorama indie-pop odierno, questa proposta si inserisce con efficacia e riesce anche a prendersi qualche piccola soddisfazione per via di una confezione produttiva davvero curatissima ma, ahimè, non tutto fila liscio. Pereira ha un’ottima penna, un gusto sopraffino e probabilmente una discreta cultura musicale ma soffre della mancanza di una guida al fine di rendere versatile l’intensità interpretativa, un tantino povera, della voce che si limita ad enunciare le parole scritte, senza apparentemente metterci il cuore e senza l’esperienza necessaria per concedersi sottrazioni da artista consumato.
Come si evince anche dalla copertina, è probabile che l’atteggiamento di basso profilo sia intenzionale ma, se mi è consentito un consiglio da vecchio zio brontolone, penso che in un progetto con queste caratteristiche sia un vero peccato. Le canzoni di Mascotte sono squisitamente deliziose, tutte potenzialmente dei piccoli classici ai quali sembra essere stata intenzionalmente rimossa qualsiasi parvenza di glamour, come fosse un male. Ed è un peccato, perché canzoni così belle andrebbero al contrario valorizzate con quel briciolo di convinzione che potrebbe fare davvero la differenza emergendo nel marasma dei Paradiso e dei Calcutta di serie B che circolano oggi nel sottobosco italiano.

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