bill-callahn-Shepherd-In-A-Sheepskin-VestEtichetta: Drag City
Tracce: 20 – Durata: 63:50
Genere: Nu-folk, cantautori
Sito: Drag-City
Voto: 8/10

Torna a parecchi anni dal precedente capitolo, il paladino del folk confidenziale Bill Callahan. Negli anni che separano Shepherd in a Sheepskin Vest dall’album precedente, il cantautore americano ha messo su famiglia e si è dedicato alla riconquista di una svanita ispirazione che, a giudicare dalle 20 tracce del disco, è stata recuperata alla grande.
Queste nuove canzoni non arrivano a sovvertire sistemi o processi, sono qui, al contrario, per confermare un metodo squisitamente riconoscibile, fatto di brani esili e di versi cantati senza strillare, così come in una serata tra amici, con quello bravo che suona.
Bill-CallahanAd accompagnarlo, una band essenziale con una chitarra aggiuntiva e una ritmica appena necessaria a reggere la struttura, col basso che sottolinea delicatamente il tempo tenuto da un rullante spazzolato. Su tutto le parole, che escono come fiumi cristallini dalla voce di Callahan, sempre al limite dello spoken, con le note che diventano un abbellimento nello svolgimento di storie che partono dal vissuto personale per sconfinare nell’onirico e nel fantastico in un sensatissimo solco di concretezza che avvinghia tanto chi ha amato il Lou Reed di Berlin quanto il Leonard Cohen più oscuro.
Se un difetto c’è è da ricercare nel sovraddosaggio che raramente si configura come plus valore e che, anche in questo caso, tende a rendere l’album un po’ eccessivo nella durata.
Sulla piattaforma Spotify viene offerto in segmenti (definiti Side), così come sono suddivise le facciate di un doppio LP. Uno stratagemma che in qualche maniera aiuta nella fruizione di un lavoro che è tanto bello quanto impegnativo.

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