jayjay_kkEtichetta: Kuroneko
Tracce: 12 – Durata: 55:58
Genere: Elettropop
Sito: Facebook 
Voto: 7/10

Senza grandi sorprese, per altro nemmeno richieste, il dodicesimo album di Jay Jay Johanson si configura come un tassello aggiuntivo di una discografia destinata a un pubblico di fedelissimi che si allarga poco a poco ma in maniera costante.
Con un paio di featuring che faranno saltare sulla sedia tanto i vecchi appassionati di goth-wave anni ’80 (Robin Guthrie dei Cocteau Twins su Lost Forever) quanto i seguaci del pop intimista europeo dl nuovo millennio (Jeanne Added su Fever), Kings Cross è un compendio di ispirazione elettropop ideato da un Johanson in stato di grazia, intento a conquistarci usando la sua vocalità precisa, sempre di testa e mai strillata. 
Impiantato su melodie efficaci e orecchiabili, fiancheggiate da suoni complessi e suadentemente misteriosi tenuti a tempo da ritmiche lineari e jazzate (Heard Somebody Whistle), o elettroniche e marziali (We Used to Be so Close), Kings Cross ha lo straordinario pregio di risultare immediatamente familiare e attraente per essere, come una coperta di Linus, il conforto per quei momenti in cui si renda necessario un disco per assecondare l’umore.
Nonostante l’ampiezza strumentale impiegata nelle registrazioni, il disco mantiene una squisita coerenza interpretativa, nella miglior tradizione di un musicista che ha sempre  affrontato un vastissimo spettro di generi, dal folk al prog-rock, dalla musica colta al pop che, abbinati a una peculiare sensibilità poetico-artistica, riescono a regalare all’ascoltatore momenti di profonda seduzione, sia pure dietro una seducente maschera di malinconica semplicità.

 

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