ghosteenEtichetta: Awal-Ghosteen
Tracce: 11 – Durata: 68:17
Genere: Pop, Songwriting
Sito: nickcave.com 
Voto: 9/10

Tre orsi guardano la TV, invecchiati di una vita, mio Dio. Mamma orsa tiene il telecomando, papà orso fluttua nell’aria e il piccolo orsacchiotto se n’è andato sulla luna a bordo di un battello. Ora sto parlando dell’amore e non appena le luci dell’amore si abbassano, sei nella stanza qui dietro a lavare i suoi vestiti. L’amore è così, sai, è come il flusso della marea. E il passato, con la sua feroce risacca, non ci lascerà mai andare allo stesso modo in cui io… non lascerò mai andare te.
(Ghosteen)

Se la morte del figlio Arthur ha costretto Nick Cave a colorare di nero il precedente Skeleton Tree, in questa occasione torna un po’ di azzurro, fosse anche quello che lo aiuta a immaginare il suo ragazzo confortato dalla vita eterna.
Ghosteen è un disco in piena linea con il percorso più recente del cantautore australiano e mette coerentemente a fuoco la linea che, assieme ai suoi Bad Seeds (Warren Ellis, in particolare) ha intrapreso fin da Push The Sky Away.
Scegliendo una via fortemente autobiografica che non si vergogni di mostrare le ferite, i dolori e gli spaventi causati da una vita che ha saputo toccare limiti estremi, dal baratro fino alla luce, e che non si vergogni nemmeno di una sempre più concreta manifestazione di Fede, Nick Cave compie un piccolo miracolo.
Il disco si apre con una toccante dedica a Elvis Presley (Spinning Song) che diventa subito metafora per illustrare l’ineluttabile necessità di rimanere attaccati alla parte migliore delle cose, anche quando i demoni della vita terrena sembrano in combutta per rovinarci i ricordi e le passioni.
I Bad Seeds sempre meno inclini al rock, si adattano a questa nuova identità con una naturalezza che scuote l’anima. Jim Sclavunos suona il vibrafono, le marimba e qualche flebile percussione, Martyn Casey accenta con il contrabbasso, Ellis fa la parte del leone, dirigendo tutti, compreso Cave, in completa sua balìa, con l’effetto finale che ricorda un’opera classica, intensa e drammatica, capace di evocare Erik Satie e Scott Walker, Nina Simone e Bernard Herrmann.
Ghosteen è probabilmente l’album più importante di Nick Cave And The Bad Seeds perché è quello in cui il percorso musicale si adatta meglio agli insistenti riferimenti a Sylvia Plath, William Yeats, William Blake ma anche David Bowie e Bob Dylan, Gesù Cristo, Buddah e Kisa Gotami in un turbinio di simboli e simbolismi messi al servizio di un’opera moderna e importante che imposta la narrazione sul filo della metafora, scambiando le emozioni con le parole, diventando poetica, struggente e comunicativa.
La musica, tutt’altro che secondaria, si muove su derive cameristiche, che rinunciano alla ruvidità per approdare tra i classici, con la grazia, la consapevolezza e il rigore di chi fa musica da tanti anni e non sembra aver ancora smesso di aprire le valvole dei sentimenti nell’unico modo conosciuto per trasformare la propria vita in arte.

I am beside you.

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