calibro_momEtichetta: Record Kicks
Tracce: 10 – Durata: 38:08
Genere: Pop Rock
Sito: calibro35.com 
Voto: 8/10

La più internazionale delle nostre band, divenuta tale grazie al sapore vintage delle loro musiche da poliziottesco, ha realizzato un album che partendo da quello stesso assunto  prende una direzione nuova, che non si bea dell’effetto mnemonico delle partiture firmate Micalizzi, Cipriani o Piccioni ma avvia un percorso diverso per un genere (chiamiamolo pop rock strumentale) che può ambire a uno sbocco commerciale e artistico solo quando si libera di alcune ingombranti infrastrutture.
Nel caso di Calibro 35 queste infrastrutture corrispondono al filone citazionista che, dopo qualche episodio, rischiava di spegnere ogni eccitazione e Momentum è, in questo senso, il primo disco in cui Colliva, Martellotta, Gabrielli & Co. si impegnano per raccontare una storia che non sia quella immaginaria di un film che non esiste, bensì quella di un gruppo di musicisti smaniosi di esprimersi con un linguaggio un po’ trascurato nel panorama della musica popolare di oggi.
Certo, non c’è troppo materiale destinato al pubblico dei giovanissimi ma appare evidente che, se da un lato  i Calibro 35 hanno deciso di prediligere linguaggi più “adulti” come il jazz, il funk e il soul dirigendosi scientemente a un pubblico maturo, dall’altro è innegabile che la musica che piace ai ragazzini è figlia diretta di quelle direzioni musicali e non escluderei che molte delle linee ritmiche o frasi melodiche di Momentum, confluiscano nelle basi di qualche giovane rapper illuminato.
calibro_bandaSenza rinnegare la passione per i soundtrack, in questa occasione i Calibro mettono in scena qualcosa di meno influenzato da strattonamenti cinematici, sfruttando ogni mezzo possibile al servizio di una vecchia scuola che pretende di imporsi in un ambito ampiamente rimodernato. L’esempio più evidente arriva nella scelta di realizzare musica in maniera orchestrale, impiegando strumenti musicali senza passare da procedimenti di quantizzazione e, semmai, giocando la carta opposta come è accaduto per Thunderstorms and Data, composta “per gioco” su un piccolo groove-box tascabile, e poi trascritta per la band, convertendo una sequenza ritmica robotica in un brano dal respiro biologico e sanguinante. Ma di esempi ce ne sono altri: Automata, ad esempio, ha un titolo che evoca la cibernetica e una progressione ritmica che pare arrancare claudicante come se gli ingranaggi di un vecchio robot scombinassero i suoi movimenti dandogli un’anima. Tom Down (forse ispirata a Tom Dowd dell’Atlantic Records?) è uno dei pezzi più direttamente legati alla natura originaria del gruppo, presentandosi con una sonorità che ricorda il Lalo Schifrin di Bullitt ma anche l’eccellente Joan Christian (AKA Nora Orlandi) salvatrice di certe inguardabili pellicole anni ’60.
Ottimi i due feature vocali in forma di rap, quello di Illa J (Stan Lee) è piuttosto classico, quasi old-fashioned, intervallato da ritornelli in odore di tris delle meraviglie Gaye/Hayes/Mayfield e quello più moderno della giovanissima MEI (Black Moon) che si abbina in maniera sublime a un groove davvero in controtendenza con la street music per antonomasia.
Nell’insieme, un vero grande album che ha tutta l’aria di inaugurare un nuovo corso per una delle più prestigiose band italiane.