diodato_CVM_LPEtichetta: Carosello
Tracce: 11 – Durata: 40:16
Genere: Pop
Sito: diodatomusic.it
Voto: 6/10

Diodato ha una scrittura molto efficace che riesce ad combinare l’introspezione con un velo di sperimentazione e il bisogno di leggerezza con una efficace dose di eleganza. Ciò lo distingue nell’ambiente della musica pop di oggi che, nel momento in cui tenta di distaccarsi dai fenomeni di massa, fatica a liberarsi di una certa omologazione.
Attivo da molti anni nell’ambito underground, ruggente promotore del Festival del 1° Maggio di Taranto, ma anche curioso osservatore dell’ambiente mainstream, ha avuto spesso modo di collaborare con musicisti di diverse provenienza, dagli Afterhours ai Subsonica, da Daniele Silvestri a Ghemon, fino a Roy Paci col quale ha condiviso la sua partecipazione al Festival di Sanremo del 2018.
Tornato all’Ariston quest’anno, con Fai Rumore (qui inclusa) ha fatto incetta di premi, da quello della Critica a quello della Sala Stampa fino al più ambito, della vittoria stessa della kermesse.
Che vita meravigliosa, l’album che porta il titolo del singolo uscito lo scorso autunno per la colonna sonora de La Dea Fortuna di Ferzan Ozpetek, è piacevole seppure appaia in qualche occasione un po’ malfermo.

Il punto più debole è rappresentato da una certa ritrosia per l’eccesso, lasciando che il risultato appaia flebile e perequativo, svicolato da guizzi artistici e sopraffatto da un livello più ponderatamente conforme.
Nonostante qualche pezzo davvero efficace come l’affascinante title track o la “battiatesca” Alveari, con le quali affronta una sensata ricercatezza di arrangiamento elettronico di stampo pop, l’album soffre di poco coraggio, nonostante la regia sia stata affidata a un fuoriclasse come il Grammy Award Tommaso Colliva.
Tre, fondamentalmente, i numeri più convincenti, che uniscono le ballate Solo e Quello che mi manca di te al brano sanremese (Fai rumore) in una ipotetica trilogia sull’amore tormentato che troverà terreno fertile tra il pubblico degli adolescenti.
Più infelici le scelte di arrangiamento di brani come Non ti amo più, nascosta da un goffo twist carente di ironia, La lascio a voi questa domenica e Il commerciante dove i fiati sintetici sono talmente stridenti da conferir loro un raccapricciante effetto-provino.
In linea generale, l’album si mantiene su un livello di medietà che dispiace quando ci si rende conto che la brillante penna di Diodato è stata veicolata  verso un progetto che punta a espandere il bacino di utenza di un artista rimasto già fin troppo nelle retrovie. Diciamo che possiamo accontentarci ma da un autore così talentuoso possiamo pretendere qualcosa in più che… speriamo arrivi la prossima volta.