ghali-dna_CDEtichetta: Sto Records
Tracce: 15 – Durata: 43:25
Genere: Pop, Trap
Sito: Facebook  
Voto: 7/10

Per capire quanto sia cresciuto Ghali in pochi anni, vi invito a fare un giro nel suo originario sito ufficiale, creato una decina di anni fa. Il sito è rimasto “fermo” al 2014 ma a guardarlo sembrano passati venti anni. L’impressione che si ha ascoltando DNA è che Ghali sia proprio già un autore definito e che fosse in qualche modo predestinato a diventare un ufficiale portavoce della nostra canzone pop e che la trap e il rap non fossero altro che il veicolo a lui più congegnale.
Il nuovo disco, di fatto, mantiene i piedi nella trap (e in generale nell’hip-hop) solo occasionalmente, concentrandosi maggiormente su soluzioni più diametralmente universali.
Rispetto all’esordio, l’autore sceglie di esprimersi con linguaggi molto eterogenei e per questo la scelta del regista unico (Charlie Charles) di Album viene qui convertita in un poliedrico ventaglio di collaboratori, scrittori e produttori, nella miglior scuola internazionale. Tha Supreme, Sick Luke, Salmo, AVA, Swan, Michele Canova, Merk&Kremont, l’algerino Soolking e il nigeriano Mr. Eazi sono solo alcuni dei nomi che appaiono nei credits ma non si tratta propriamente di un lavoro corale quanto, piuttosto, di un brillante esempio di collaborative-album dove, come da nuova scuola, si torna a contribuire in team al progetto di un collega.
Le recenti esperienze di crew come Machete Empire o Sto Records, hanno dimostrato che partire dal basso, talvolta dal nulla, è stato il modo più sensato e vigoroso per rinnovare uno scenario che stava arrancando, praticamente esangue. Dopo aver in qualche modo svicolato dalla discografia maggiore, creando un mondo a parte, ora dettano le regole quasi sempre senza subire direzioni artistiche e accettando unicamente quelle commerciali. Così come dovrebbe essere sempre.
Ghali è stato a Sanremo a fare il super-ospite. Mica male se pensate che Vasco Rossi ci è arrivato dopo vent’anni di carriera e senza potersi permettere di saltare il passaggio da concorrente dei primi anni ’80.
DNA è un disco piacevole, non so se torneremo a parlarne tra vent’anni ma ora si lascia ascoltare con facilità. È uno di quei lavori che nell’Italia degli ultimi anni si fa fatica a sentire, perché c’è sempre qualcosa che non torna nella nostra musica pop. Fino ad ora. Perché in produzioni come questa, invece, torna tutto: Ghali ha gusto per il linguaggio, sa scegliere le parole e mediamente anche come mettere insieme due note (o chiamare qualcuno a farlo, quando s’accorge di un suo limite). E poi è entusiasta, figo, cosmopolita, sa muoversi, sa concedersi senza strafare, mette insieme politica e sentimenti, classe e street-art. È giovane e appena capirà di dover far sparire
l’autotune, state certi che lo farà.