moz_dog_coverEtichetta: Etienne
Tracce: 11 – Durata: 49:23
Genere: Pop Rock
Sito: morrisseyofficial.com 
Voto: 8/10

La verità ci distrae, ci degrada, sempre! Vedi, qualche volta penso che, penso che l’artista sia come un cacciatore che si muove nell’oscurità. Non sa se colpire e cosa colpire, ma non può essere la realtà a guardargli il bersaglio e a indicargli la mira. (Morte a Venezia, Thomas Mann, via Luchino Visconti)

Da uomo indomito, fuori dalle righe (spesso dai gangheri) e caparbiamente ottuso e incline alla disistima, Morrissey rivendica, nel titolo del suo nuovo disco, il suo diritto alla libertà: I Am Not a Dog On a Chain è una metafora fuori metafora: non sono un cane incatenato e per questo, se mi va, abbaio e ululo alla luna, senza curarmi di voi.
Naturalmente questo atteggiamento è lungi dalla ricerca di empatia, tanto meno dalla simpatia. Morrissey si fa forte della sua personalità, sgomita e spara sentenze, qualche volta esagera ma non si incarta mai, non si nasconde, non si contraddice, tira dritto verso un obiettivo sconsiderato che è quello fondamentale e violento della sua opinione. Non vuole restrizioni, non ha catene: non sono le industrie discografiche, non è il Regime della politica e nemmeno le ristrettezze del consenso popolare a fargli fare le scelte che fa. Discutibile? Certo!
Poi però fa dischi e quelli cerca di venderli e quindi di renderli, in contraddizione, popolari e interessanti, riuscendoci (non so come fa) praticamente sempre. Perché anche in questa occasione licenzia un album di tutto rispetto, dove la sua musica si trasforma nel veicolo più sensato e intelligente per farsi perdonare qualsiasi strafalcione o scivolone in cui sia incappato.
moz_dog_LPScodinzola come un cagnolino brado in preda a un biscottino e assembla undici canzoni di formidabile impatto (sempre con la supervisione dell’ormai fidato Joe Chiccarelli) togliendosi i soliti sassolini dalle scarpe contro la stampa musicale, brontolando, provocando, chiedendo insistentemente se siamo proprio sicuri di essere dalla parte giusta del mondo e mettendoci ogni volta di fronte alla possibilità di saper anche sbagliare in maniera orgogliosa e deflagrante.
E questo disco ha alcune gemme di formidabile intuizione musicale, nel senso più pop del termine, combinando interazioni letterarie (The Truth About Ruth) a svolazzi soul-disco (Bobby Don’t You Think They Know?) arricchiti da collaborazioni di inestimabile sensatezza (Thelma Houston). 
Morrissey, neo sessantenne, è ancora quel ragazzo coi gladioli in tasca solo che anziché sviscerare disagi adolescenziali, oggi spreme le intransigenze di un uomo che non accetta tutto quello che il mondo gli propone. Si interroga, si inalbera, sgomita, le spara grosse e fa errori senza senso (mantenere in vita un tour nel periodo di pandemia più terrorizzante del secolo è da scellerati veri!) ma se ne assume sempre le responsabilità, perché è un artista e gli artisti sono gli unici titolati a dare risposte alle più inquietanti domande che la vita, la società e il potere ci pongono. 
Musicalmente regge alla grande. Le canzoni portano la firma, a brani più o meno alterni, di Jesse Tobias e Gustavo Manzur (chitarra e tastiere della sua ormai consolidata band) sui quali il frontman ha applicato testi di suprema raffinatezza. Abbinando il suo brit-rock alle passioni giovanili per lo skiffle, il rhythm&blues, il punk rock e lo facendolo con la maestria di chi ha inventato un mondo a parte e di chi sa che un posto nell’elenco dei classici se l’è già guadagnato a pieno titolo.