cenizasEtichetta: Other People
Tracce: 13 – Durata: 53:47
Genere: Elettronica
Sito: nicolasjaar.net 
Voto: 9/10

Suo padre Alfredo Jaar, uno dei più quotati artisti contemporanei, è probabilmente il suo primo inconsapevole ispiratore. In casa, il giovane Nicolas Jaar ha respirato sempre aria di grande prestigio e, fin da giovanissimo ha saputo convogliare la sua estrazione intellettuale nel campo della musica. A diciotto anni, nel 2008, ha pubblicato il suo primo disco, nel corso degli anni seguenti ha realizzato produzioni e remix per nomi come Michael Jackson, Brian Eno, Cat Power, Grizzly Bear, FKA Twig e Florence & The Machine; ha pubblicato album sotto le mentite spoglie di Against All Logic, lavora regolarmente con Dave Harrington nel progetto DARKSIDE, ha scritto la musica per una manciata di film di registi come Pablo Larrain e Jacques Audiard e gestisce personalmente le produzioni della sua personale etichetta discografica Other People.
Insomma per essere un giovane talento (non ancora trentenne) bisogna ammettere che ha saputo gestire la carriera in maniera davvero esemplare.
jaar_himCenizas esce a quattro anni da Sirens e si pone come il suo esemplare seguito, percorrendo la medesima linea di un’elettronica sperimentale che si toglie spesso la soddisfazione di sconfinare in ambiti diversissimi, citando le oscure e lugubri marce di The Velvet Underground (Mud), perlustrando ambiti organici e vibranti (Gocce, Garden) e sperimentando anche una singolare applicazione di evocative musiche etniche.
Il titolo dell’album, in italiano Ceneri, è piuttosto esplicativo del tema principale dell’opera che evoca proprio le spoglie di un’esistenza sopraddotata di eccessi. Jaar, in una nota sul suo sito, dichiara di aver partorito queste tredici ceneri scegliendo di isolarsi dagli abusi della vita, vivendo in modo quasi ascetico per riscoprire l’anima e il suo candore, ridisegnando la sua esperienza in favore della sua musica, come fosse un esercizio spirituale. Tutte cose che emergono con estrema facilità anche dal solo ascolto del disco che si muove su ambienti che, pur nascendo da una profonda conoscenza tecnico-specifica dell’elettronica, riesce a mostrare in ogni spigolo tutto il suo aspetto biologico.
Un album che certamente non si adatta alla fruizione occasionale ma che ottiene in maniera inconsapevole tutta l’attenzione di cui necessita; perché Jaar riesce nel compito più arduo e cioè quello di ricostruire in favore dell’ascoltatore, tutta l’atmosfera mistica e trascendentale che ha generato il suo lavoro e che mostra tutta la sua potenza negli efficacissimi sessanta secondi di silenzio assoluto che lo concludono. Perché è quella la meta che si prefigge: dopo una rincorsa elettronica nello smog più inquinante dei compromessi a cui ci sottoponiamo, arriva la pace, il distacco e, cosa quanto mai attuale di questi tempi, l’isolamento più assordante.