BDB_banana_CDEtichetta: AWAL Recordings
Tracce: 14 – Durata: 50:23
Genere: Indie Pop
Sito: badlydrawnboy.co.uk 
Voto: 7/10

A dieci anni dal suo ultimo album di canzoni e a otto dall’ultimo titolo pubblicato a suo nome (la colonna sonora di Being Flynn di Paul Weitz), Badly Drawn Boy mette a segno un delizioso album pop.
In genere, quando un artista lascia i fan in attesa per troppo tempo, alimenta una aspettativa esagerata che rischia di svilire il reale valore del lavoro fatto.
Banana Skin Shoes, invece, è un disco talmente disarmante nella sua lineare freschezza da togliere qualsiasi dubbio sulla sua natura di vaporosa musica leggera, nella più nobile della accezioni.
Certo, qui le parole capolavoro o pietra-miliare sono tutte fuori contesto perché Damon Gough ha dichiaratamente messo in un cantuccio qualsiasi velleità in quel senso, lasciando che ogni sforzo confluisse unicamente per il canale di contagiosa fischiettabilità, se mi passate il neologismo. 

Sebbene non manchino alcuni cenni ai momenti difficili vissuti dall’autore nell’ultimo decennio (in particolare quelli legati alla separazione dalla sua compagna nonché madre dei suoi due figli), l’atmosfera che si respira nel disco è piacevolmente ottimista e questo sicuramente calza a pennello con la modalità di scrittura di Gough che appare mediamente più a suo agio di quanto non lo fosse nelle digressioni meditative e oscure del precedente It’s What I’m Thinking Pt.1 – Photographing Snowflakes  (a proposito: Banana Skin Shoes rappresenta il secondo capitolo dell’annunciata trilogia oppure quel progetto è naufragato o magari destinato a proseguire in sede separata?).
A venir fuori è principalmente la notevole maturità autoriale di Badly Drawn Boy che oggi è un cinquantenne di brillante creatività, capace di bilanciare momenti di leggerezza con le riflessioni sull’importanza di diventare o essere adulti. Musicalmente, in certi passaggi ricorda il Beck più felice, sia pure in una dimensione british a cui Damon sembra non saper rinunciare.  L’album appare variopinto e poliedrico, elettronico e acustico, folk e rock, dance e lounge ma… in maniera sempre personale e talmente genuinamente coinvolgente da far riaccendere all’istante la fiammella della passione che dieci anni di attesa rischiavano di far inconsapevolmente spegnere.