Etichetta: Autoproduzione – SP music
Tracce: 12 – Durata: 67:04
Genere: Crossover Prog
Sito: Facebook 
Voto: 7/10

Artefice di una delle formazioni nu-prog più interessanti degli ultimi anni (FJIERI), Stefano Panunzi è un artista italiano che si è guadagnato una rispettabile notorietà internazionale grazie a una particolare attitudine per la musica di matrice progressive e delle sue più svariate evoluzioni. Nel suo carnet vanta collaborazioni con Mick Karn e Richard Barbieri (Japan), Jakko Jakszyk, Gavin Harrison e Markus Reuter (King Crimson), Tim Bowness (No-Man) e molti altri che fanno istantaneamente comprendere il campo d’azione del Nostro.
panunzi_beyond_coverIl suo nuovo Beyond The Illusion è un lavoro che esprime con precisione la sua irrefrenabile versatilità che si muove tra atmosfere intimiste e corposi movimenti funk-soul alternando lunghe composizioni strumentali a canzoni che si configurano come piccoli gioielli evergreen in grado di esulare dalle regole del mercato per affondare unghie e denti in un mondo a parte, fatto di musica e di emozione.
Le parti vocali sono poche ma generalmente in perfetta linea col lavoro, senza attingere a modelli precostituiti e generando una linea peculiare davvero rimarchevole. Affidate quasi tutte a GRICE, che ne ha scritto anche le liriche, hanno l’unica eccezione in I Go Deeper, cantata e scritta da Tim Bowness e inclusa anche nell’album Flowers at The Scene di quest’ultimo.
Stefano Panunzi suona praticamente tutte le parti strumentali alleggerito da molti collaboratori come Fabio Fraschini, Nicola Lori e Lorenzo Feliciati (basso), Luca Calabrese e Mike Applebaum (tromba), Monica Canfora (violino), Cristiano Capobianco, Gavin Harrison e Yuri Creshenko  (batteria), Dario Vero, Ivan Ricchiuto e Mike Bearpark (chitarre).
Beyond The Illusion è un lavoro senza tempo, sicuramente poco incline a smanie di approvazione e destinato a chi dalla musica e dai dischi si aspetta qualcosa di più profondo e suggestivo.
I brani del disco sono densi di raffinatezze di arrangiamento e produzione che spaziano tra l’avanguardia della scuola britannica degli anni ’80 e ’90 (The Bench è esplicitamente dedicata al compianto Mick Karn con cui Panunzi ha lavorato in passato), un soffuso jazz di matrice ECM e un pop rock di impianto internazionale. Assolutamente da provare.