yardact_CDEtichetta: Island
Tracce: 11 – Durata: 37:10
Genere: Rock
Sito: yardactors.com
Voto: 8/10

Talmente british da ricevere i complimenti di Sir Elton John, Yard Act sono la prima vera sorpresa in arrivo in questo 2022.
Figlio tanto di The Fall quanto di Arctic Monkeys, The Overload è un disco d’esordio curioso e interessante perché mescola miriadi di influenze in un pastiche personalissimo e convincente. A metà tra spoken-word, rap e rock, le canzoni di Yard Act hanno una vena accattivante che si registra mediamente nelle apparenti semplicità del tessuto melodico. Ovviamente l’impatto sonoro, orecchiabile e derivativo, svolge il lavoro sporco al fine di attirare la nostra attenzione e, una volta fatto, si manifesta come un’opera certosina tanto per gli arrangiamenti quanto per la gestione delle liriche, a volte declamate, altre cantate col trasporto con cui si affrontano gli inni.yardact_verde
Il telaio strumentale è quello di una classica formazione rock con basso-chitarra-batteria ma nella confezione del disco, la band non ha esitato ad arricchire all’occorrenza con trucchetti, suoni e invenzioni più ricercate (Payday deve molto a certi DEVO e Witness paga il tributo ai primi New Order) che non guastano per niente e, anzi, creano effetti sorpresa di brillante efficacia.
The Overload si muove su una preziosa traccia lirica, che non perde mai l’occasione per mettere in scena rimostranze politiche e inni generazionali in una sorta di concept album che affronta capitalismo, classismo, gentrificazione urbanistica e disagio sociale utilizzando sarcasmo, ironia e una vena di inconfondibile black-humor inglese. Un ricetta che l’ha portato in vetta alle classifiche britanniche e che sta prepotentemente affermandosi anche in quelle di altri paesi del mondo.
Pur avendo una dichiarata discendenza con l’epopea post-punk anni ’80 (Da Mark E. Smith a John Lydon), il giovane James Smith sente di essere influenzato da movimenti e personaggi più vicini alla sua  generazione e cita l’Hip Hop di Eminem e Dr.Dre più le derive britanniche di The Streets e Kevin Mark Trail. Il sodale Ryan Needham (bassista e co-fondatore) dichiara devozione per Squid, Dry Cleaning, The Libertines e… tutto torna. Eppure, per quanto ognuna di queste muse sia facilmente identificabile, questa mezz’ora abbondante di nuovo rock inglese, appare convincente, fresca e destinata a farci compagnia per parecchi dei prossimi mesi.