metronomy_SW_scontEtichetta: Because Music
Tracce: 9 – Durata: 35:00
Genere: Indie Pop
Sito: metronomy.co.uk
Voto: 8/10

E così anche il buon Joseph Mount fa i conti con la pandemia e mette in scena un album che risente di tutte le ristrettezze del lockdown oltre che delle riflessioni che ognuno di noi ha affrontato nel corso degli ultimi due anni. Lo Small World descritto nel nuovo disco dei suoi Metronomy è proprio quello delle nostre intimità, delle case, delle stanze e delle rinunce. Per questa ragione ogni brano è intriso di una deliziosa aria domestica che si distacca con serenità dalle sovrastrutture esibite in Metronomy Forever puntando più alla semplicità di Summer ’68 raffinandone le intenzioni per un prodotto che ne migliora i tratti definitivamente.
Le nove canzoni si muovono in maniera molto accattivante, tengono in piedi le atmosfere un po’ 60’s di Love Lettersmetronomy_SW_LP, combinando i suoni vintage di organi elettrici e rhythm machine primordiali con le più squisite trovate sonore del momento. Le armonie vocali, le strutture esili e la finta ingenuità si amalgamano per un risultato col quale si riesce a empatizzare all’istante. Dopo un po’, bastano due o tre ascolti, il disco diventa familiare, ci si ritrova a canticchiarne i ritornelli pur cominciando a comprendere la deliziosa complessità che c’è dietro a tanta leggerezza.
Metronomy mettono in campo la seduzione dell’easy listening con una chiave tanto personale quanto matura. Ogni pezzo del disco ha le caratteristiche del classico; non è possibile stabilire se e quali saranno i brani di Small World che canticchieremo ancora sotto la doccia tra venti o trent’anni ma sicuramente, se ci capiterà nei decenni futuri di rimetterlo a suonare, non lo troveremo invecchiato perché gioca su soluzioni eterne e destinate a rimanere sospese nel tempo, proprio come si confà ai classici.
Brani come I Have Seen Enough o la struggente I Lost my Mind hanno quel sapore evergreen che  consentirebbe loro di vivere in qualsiasi contesto o arrangiamento, sia con la pomposità di un’orchestra e che con l’ukulele, rimanendo comunque bellissime.
In generale è un lavoro molto ben congegnato che si concede poche sfrenatezze, mantenendosi su una linea di condotta sempre molto educata e rispettosa a partire dal numero di tracce (e della conseguente durata totale) che evidenzia l’esigenza di esprimersi in maniera diretta, essenziale e piacevole.