tff-tripCDEtichetta: Concord
Tracce: 10 – Durata: 42:22
Genere: Pop
Sito: tearsforfears.com
Voto: 6/10

La storia dei Tears for Fears è più o meno nota a tutti ma volendola ridurre a un bignami potrebbe tradursi in quella di due amici che in breve tempo diventano una band di successo e che, da quel successo, avrebbero tratto tutte le esperienze di vita, sia quelle positive che quelle negative. Ci sono stati eventi lieti, litigi, rotture, insulti, riappacificazioni, lutti, tradimenti, attestati di stima ed ora, a diciassette anni dall’ultima uscita ufficiale, anche un nuovo disco di inediti.
The Tipping Point cerca di mettere in scena il vissuto di una delle formazioni più interessanti dell’ondata pop britannica degli anni ’80, tenendo conto delle vicissitudini, dell’età e della professionalità dei due comprimari.
Orzabal e Smith hanno rimesso in piedi l’azienda conoscendo bene tanto il loro pubblico quanto le proprie capacità, confezionando un lavoro che tenta di applicare l’attualità al proprio stile ma che finisce per mantenere un marchio di fabbrica, obiettivamente convincente in certi passaggi, che non rompe mai il muro della comfort-zone.
Se questo sia un limite è difficile da dire e, soprattutto, soggettivo. Ma, di sicuro, è il frutto di una operazione architettata per ridare lustro alla carriera di una band iconica che ha organizzato il ritorno con le caratteristiche di un evento e con un ufficio marketing che ha fatto un lavoro egregio basandosi su canzoni che superano tutte, sia pure di poco, il livello di decenza e una produzione (suddivisa tra la band, Charlton Pettus, Florian Reutter e Sacha Skarbek) di prima qualità. Quello che manca è la preparazione del mondo-fuori all’accoglienza di un disco così teatralmente autocelebrativo.
Se la title track ammicca in modo quasi imbarazzante a Everybody Wants to Rule The World, in linea generale anche il resto dei brani del disco non riserva grandi sorprese. Da dire c’è che probabilmente le sorprese non erano né previste né richieste ma se alcuni momenti (diciamo) più maturi e meno ammiccanti come l’apertura No Small Thing, la deriva space-rock vagamente Rockets di My Demons fino alla beatlesiana Please be Happy sembrano il veicolo per uno switch professionale più intimista e adulto, la linea produttiva del trademark TFF riesce sempre a riportarci a qualcosa di svogliatamente preconfezionato e fuori tempo massimo venuto a consacrare il duo (in grande stile, ci mancherebbe!)  come uno dei fenomeni più influenti degli anni ’80 tornati per celebrare quei fasti accontentandosi dell’approvazione dei nostalgici.