alia_iosoEtichetta: RadiciMusic Records
Tracce: 9 – Durata: 30:12
Genere: Pop
Sito: aliacantautore.com 
Voto: 8/10

Al terzo numero in discografia, Alia mostra la sua brillantezza creativa in un disco che mette in luce istantaneamente la sua maturazione artistica.
Ognuna di queste nove canzoni ha il sapore delizioso del ready-made, come se fossero uscite in autonomia dalla testa di Alia, usando il corpo, la voce, le mani come mezzi meramente meccanici. Perché ogni singolo episodio di Io so come sei riuscito a vivere senza gli altri, Alia lo affronta come fosse un suo preciso movimento vitale: il battito cardiaco, i piede che si muove a tempo, un brivido, il respiro…
Sono pregiati momenti di intimità che avevano così tanta necessità di diventare condivisibili e pubblici da convincere l’autore ad affidarne il make-up a alcuni amici che si sono rivelati perfetti allo scopo: Fabio Rizzo (Waines, Il Pan del Diavolo, Dimartino…), Luca Urbani (Soerba, Garbo, Bluvertigo, Alice…), Cesare Malfatti (Afterhours, La Crus, The Dining Rooms…) e lo spagnolo Ruben Kielmannsegge hanno saputo ricoprire il ruolo di produttore, conferendo ai brani un po’ della loro sensibilità ma… sempre lasciando Alessandro in primo piano, quasi come fosse impossibile celare l’identità di ogni canzone.
Il gusto electro-pop di Kielmannsegge e di Urbani, combacia alla perfezione con le trame più ariose e sottili di Malfatti e Rizzo mentre la voce di Alia agisce precisa e lineare nel tenere le fila del racconto. Un racconto, che come lascia intendere l’immagine scelta per la copertina, parte dal passato e ne scava le pieghe per comprendere il presente. Alia s’interroga su se stesso guardando in faccia il mondo: guarda me, guarda voi e ci racconta quello che vede.
Io so come sei riuscito a vivere senza gli altri ha il pregio di restare fieramente umile pur nascondendo qualche autentico classico, con la devastante bellezza de Il mio amore particolare, il buffo allure synt-pop di Questo corpo che ricorda Jay Jay Johanson fino e l’emozionante sinuosità di Una brutta persona  e senza dimenticare la gustosa orecchiabilità del singolo Interlinea né l’opening Stevenson, che nel suo sapore vagamente sylvaniano è un omaggio per Laura Stevenson, scritto di getto dopo che Alia aveva assistito a un suo concerto.
Questo disco è la dimostrazione che una via diversa per la musica pop di casa nostra è possibile semplicemente guardano alla nostra storia, volgendo lo sguardo all’indietro per capire quale sia la strada giusta per andare avanti.