blocpartyalphaEtichetta: BMG
Tracce: 12 – Durata: 39:38
Genere: Pop Rock
Sito: blocparty.com 
Voto: 5/10

Di buono, in Alpha Games, c’è il fatto che i Bloc Party non arrivano per rivendicare primati o a vantarsi di aver fatto una ventina di anni prima le cose che oggi mandano in classifica Idles, Fontaines DC e compagnia bella. Potrebbero, ma non lo fanno. In questo disco non c’è traccia di passatismo, o meglio… c’è ma è meno indirizzato di un tempo all’effetto evocativo. Perché, se è innegabile che Rough Justice ricordi un po’ i Devo e Day Drinker sia associabile al periodo metal dei Damned, mediamente in questo album non ci sono troppe derive nostalgiche. Purtroppo, viene da dire perché… ahimè non c’è molto nemmeno d’altro.
Un disco che arriva a sei anni dal precedente (oltretutto scritto in un periodo in cui la pandemia ha  concesso a tutti un sacco di tempo) dovrebbe essere stracolmo di creatività e freschezza.
Non che manchino del tutto e certi numeri sono effettivamente carini (il punk epico di Traps e la scioglievolezza mainstream di The Girl Are Fightin) ma sono episodi che si perdono in un contenitore troppo grande e pieno di cianfrusaglie (come altro definire If We Get Caught, Callum in The Snake o Sex Magik?).
Poi, certo, la voce di Kele Okereke ha sempre il suo perché ed anche i testi che scrive sono della più bell’acqua, quello che non funziona è proprio la confezione, le canzoni sono noiose, risapute, piatte e, per usare un luogo comune, se le avesse scritte un gruppo esordiente sarebbero passate inosservate.
Un peccato perché l’impressione è quella che i Bloc Party abbiano ancora un certo potenziale ma che, con un disco così, stiano cercando di farci pensare il contrario. Riuscendoci.
Se fosse un disco in mezzo a una fitta discografia potremmo pensare a uno scivolone, di quelli che si fanno poi perdonare con un risarcimento nei numeri successivi. Ma così, a tanti anni dal precedente e con tutta l’acqua passata sotto i ponti del rock mainstream, comincia a diventare eloquente la debacle creativa di una band spenta e ingrigita. Quel grigio che non crea nemmeno fastidio e che rimane sospeso senza scatenare emozioni. E di Alpha Games ci si dimentica esattamente otto secondi dopo aver terminato l’ascolto.