zen_cariEtichetta: Capitol/Universal
Tracce: 10 – Durata: 47:05
Genere: Pop Rock
Sito: zencircus.it 
Voto: 6/10

Trattandosi dell’album di una band che ha sempre amato sperimentare, Cari fottutissimi amici va visto proprio sotto quest’ottica nel percorso artistico di The Zen Circus.
Nonostante le collaborazioni non siano una grande novità in ambito di musica pop e che anche il gruppo pisano ne abbia spesso fatto ricorso, questo disco (che mutua il titolo da un malinconico Mario Monicelli anni ’90) si impone come esercizio peculiare nella misura in cui ogni brano è stato scritto e prodotto in stretto contatto con l’ospite convocato. Non sono, dunque, canzoni degli Zen a cui ha contribuito questo o quest’altro artista ma vere e proprie collaborazioni per una decina di brani concepiti e partoriti in totale partecipazione.
Ciò detto, il risultato funziona solo in parte: la carica ironica e astuta della band fatica a farsi sentire e in qualche caso la personalità dei convocati arriva a rendere l’opera un po’ troppo convenzionale, ovvero proprio ciò che non ci possiamo aspettare da The Zen Circus.
Ma, dicevamo, è una sorta di sperimentazione e quindi possiamo prendere per buono anche il fatto che  gli apporti di Brunori Sas (OK Boomer) o Luca Carboni (Ragazza di carta) portino una ventata di passiva consuetudine cantautorale ma… ci si stupisce della direzione invalsa di sorprese di Johnny (Coi Fats Animals and Slow Kids) e Voglio invecchiare male (Con Management del Dolore Post Operatorio) complici di una uniformazione che vagamente stride con le aspettative.
Le cose più interessanti sono quelle offerte dalle collaborazioni apparentemente più aliene: Meravigliosa, con Ditonellapiaga, ha un allure pop da tormentone estivo; Figli della Guerra col featuring di Speranza è un rigurgito rap-punk anni ’90 che funziona proprio bene almeno quanto Il diavolo è un bambino con una Emma Nolde perfetta per trainare Appino & Co. in sonorità nu-soul; valida anche la strumentale Salut les copains con Musica da Cucina che ci mette un timbro superbamente autografo e perfetto per chiudere il disco.
Su tutto primeggia la lunga Caro fottutissimo amico, scritta con Motta, che concretizza decenni di amicizia e frequentazioni, mettendo in evidenza quanto fosse diventato inevitabile fare qualcosa assieme. E ben confezionata  anche 118, con l’intervento recitato di Claudio Santamaria nonostante il sospetto di un featuring dell’ultimo minuto, necessario a rendere la canzone compatibile col progetto.
Forse non il miglior disco di Zen Circus ma certamente interessante per dare un respiro diverso alla musica di un gruppo che, ridendo e scherzando, sta in giro da quasi trent’anni.