kaleidoscopeArtista: Siouxsie and The Banshees
Etichetta: Polydor
Anno: 1980

Kaleidoscope, il terzo album di Siouxsie and The Banshees, inaugura quella che molti appassionati definiscono la fase più creativa del gruppo grazie all’ingresso in formazione di John McGeoch alla chitarra (già coi Magazine e coi Visage) e Peter Clarke, detto “Budgie” alla batteria (precedentemente con Big In Japan e The Slits) che diventerà una delle colonne portanti del gruppo, restando dietro ai tamburi dei Banshees fino allo scioglimento. I due avevano rimpiazzato John McKay e Johnny Morris, transfughi in modo turbolento nel mezzo del tour promozionale del disco precedente (Join Hands), e si rivelarono presto come la chiave per un riassestamento generale del gruppo che, proprio con questo disco, inaugurerà una sonorità più ricercata messa in mostra, con qualche mese di anticipo, nei singoli Happy House (marzo 1980) e Christine (maggio 1980).
Entrambi i nuovi componenti si trovarono in totale sintonia coi due membri originali, Steve Severin e Siouxsie Sioux, nell’idea di spostarsi verso un suono più polposo e vellutato che fosse in linea con le tendenze in voga in quel momento. Il reboot della band, con la nuova direzione, rivelò vincente tanto per le sue stesse sorti quanto per delineare una nuova via per la musica pop del decennio appena iniziato.
Dopo l’esperienza traumatica del distacco dei due membri precedenti, Siouxsie aveva avuto qualche problema di depressione, i medici le avevano imposto di prendersi un periodo di riposo durante il quale ha imparato a suonare la chitarra. Quei primi rudimenti furono fondamentali per riuscire a concretizzare alcune idee compositive che portarono al compimento di buona parte del materiale poi finito su Kaleidoscope che è, di fatto, quasi tutta opera sua, sia pure col buon Severin a darle manforte.
McGeoch con Budgie riuscirono nel compito di portare l’energia di cui la band aveva bisogno, consegnando al disco una confezione moderna e fresca e al mondo un gruppo rock capace di mandare a capo tutte l’esperienza fatta fino a quel momento in funzione di qualcosa di totalmente nuovo.
kaleidoscopeMESebbene molti considerino il successivo Ju-Ju ancora più seminale, è Kaleidoscope ad aver lasciato il  segno più rimarchevole, in grado di influenzare la musica degli anni seguenti. Robert Smith, che qualche anno più tardi avrebbe sostituito McGeoch proprio nei Banshees, in un periodo di pausa dei suoi The Cure, sostiene di aver subito moltissimo l’influenza di questo album per scrivere alcuni dei suoi successi. Lo stesso dicono Thom Yorke e John Greenwood dei Radiohead, Bobby Gillespie dei Jesus & Mary Chain/Primal Scream, Brett Andreson dei Suede, Andy Bell, The Weeknd, Paul Weller e molti altri.
Tra i musicisti coinvolti nelle registrazioni, c’è anche Steve Jones dei Sex Pistols che suona la chitarra in ben tre pezzi (Clockface, Paradise Face e Skin) rivelando un tocco inedito della sua tecnica.
Alla sua uscita, il 1 agosto del 1980, il disco ricevette un’accoglienza inaspettata. I due singoli primaverili non erano riusciti a scalare la top10 (#17 Happy House e #24 Christine) e sorprese molti che invece l’album fosse arrivato repentinamente alla posizione #5 convincendo i Banshees di avere una fanbase più affezionata al formato a 33giri. A conferma di ciò, qualche settimana più tardi, prima del Natale 1980, uscì Israel, un nuovo singolo  non compreso nell’album che, pur essendo oggi considerato un classico della loro discografia, in classifica raggiunse solo il #41. Inserita come prima traccia dell’album live Nocturne del 1983, invece, viene considerata come una delle più brillanti opening act della storia del pop rock.