TAUT_CDEtichetta: Autoproduzione
Tracce: 9 – Durata: 33:06
Genere: Indie Pop
Sito: Facebook, Instagram, Bandcamp 
Voto: 7/10

Il lavoro proposto dai TAUT in questo esordio senza titolo è molto interessante perché recupera molte esperienze legate alla canzone italiana ripercorrendo una scuola di divagazioni prog-pop portata in auge negli anni ’70 da formazioni come Arti e Mestieri, Il Volo, Flora Fauna Cemento, Le Orme ecc… le quali, pur agendo nell’ambito della musica leggera, avevano una grande deferenza per la ricerca e la composizione.
In questo senso, il disco di questo trio friulano ha analogie anche col lavoro di La Crus e Baustelle, per il rispetto portato al passato più illustre della nostra canzone e, in un momento in cui le celebrazioni per Ennio Morricone hanno convinto della sua grandezza anche il pubblico dei giovanissimi, non mancano nemmeno alcuni riferimenti alla scuola di maestri come lui. Alice Micol Moro, Valentina Soligo e Fabio Santarossa, con le dovute differenze, raggiungono un risultato molto affascinante perché mettono in primo piano proprio il lavoro di scrittura e di composizione, scegliendo di utilizzare strumenti tradizionali con un limitatissimo impiego di automatismi e agevolazioni elettroniche.
Forse l’unica (piccolissima) pecca di questo album è riscontrabile in una profusione di enfasi che distoglie un po’ dall’aspetto ludico del tipo di canzone rappresentata che necessita di un bilanciamento maggiore in direzione della leggerezza. Ciò detto, mi sembra un peccato davvero veniale nell’ambito di un esercizio che ha modelli di caratura così alta dove forse un po’ di roboante eccedenza, anche nelle tematiche interpersonali delle liriche, sembra parte del progetto e non ne inficia il valore.
Un disco che si propone come chiave di lettura per la poetica della nostra miglior tradizione canora e che ci regala una band che, per il suo lavoro di rinvigorimento, vale la pena di tenere d’occhio.