smileCDEtichetta: XL recordings
Tracce: 13 – Durata: 53:25
Genere: Indie Pop
SIto: thesmiletheband.com 
Voto: 6/10

Se consideriamo che due terzi di The Smile corrispondono all’anima creativa dei Radiohead e che al banco di regia c’è un loro storico sodale come Nigel Godrich, viene facile immaginare quanto A Light For Attracting Attention sia riconducibile alla musica della band da cui arrivano Thom Yorke e John Greenwood.
Se a questo aggiungiamo che alla batteria hanno convocato un brillante fantasista come Tom Skinner dei Sons of Kemet, abbiamo un quadro piuttosto chiaro del contenuto del loro esordio discografico. Per le mani ci troviamo l’ennesimo prodotto dovuto all’abbondanza di tempo libero concessa dai lockdown degli scorsi anni, che si esprime con la libertà di cui possono godere musicisti i cui nomi bastano e avanzano a rassicurare qualsiasi struttura discografica. E infatti il disco è di quelli che non puntano ai primi posti della Top 10 ma che finiranno per arrivarci grazie al seguito di stima riservato ai suoi artefici.
Insomma, senza giraci troppo attorno, A Light For Attracting Attention non sembra essere nato per  scompigliare l’universo della musica pop quanto semmai per confermare le doti creative di un gruppo di persone sempre alla ricerca di qualcosa di stimolante.
C’è da dire che, pur carente di veri stimoli, qualche sorpresina ce la troviamo: Thom Yorke, per esempio, in certe occasioni propone un canto dove i suoi falsetti/manierismi (che ovviamente ci sono) si affiancano a una vocalità più aperta e in qualche caso sorprendente (You Will Never Work in Television Again); l’inserimento di una batteria acustica resta probabilmente l’elemento che fa realmente la differenza perché dona la cifra di schiettezza che l’abbondanza di pattern ipnotici e ossessivi tende a mascherare. E in questa direzione va anche l’intervento della London Contemporary Orchestra che concede la grandezza delle sue sezioni ai momenti più convincenti del pacchetto (Pana-Vision e Speech Bubbles, su tutte). Il resto non è male ma… non smuove granché, finendo per manifestarsi come un generale esercizio dove il gruppo sperimenta soluzioni ritmiche ricercate, sequenze armoniche ardite restando, in buona sostanza, nell’ambito della jam session.
Insomma, un album interessante come può essere quello realizzato da professionisti di questo calibro, che manca però di momenti di reale brio. Certo piacerà moltissimo alla fanbase di Yorke/Radiohead e… probabilmente lascerà indifferenti tutti gli altri.