muse will CDEtichetta: Warner
Tracce: 10 – Durata: 37:39
Genere: Pop Rock
Sito: muse.mu 
Voto: 6/10

C’è poco da aggiungere a quanto già scritto nelle recensioni precedenti dei dischi dei Muse. Probabilmente per il fatto che i Muse stessi hanno poco da aggiungere a quanto già fatto e detto.
Will of The People è il loro nono album ma anche il primo che realizzano in totale autonomia, senza l’appoggio di producer e ingegneri illustri.
Sono talmente consapevoli di essere portatori di un modello standardizzato di canzone che hanno iniziato la promozione del disco descrivendolo come “un greatest hits di brani inediti” che, in effetti è una descrizione che calza a pennello, sebbene da queste parti non sembri granché lusinghiera.
Sempre in prima linea nel trattare temi anche importanti, la band di Matt Bellamy stavolta si assume le responsabilità di un disco fortemente “politico” focalizzato nella sconfortante deriva in cui l’uomo è precipitato, svilito di cultura e valori, sostenuto dall’autocompicimento da social network e tutto ciò che queste riflessioni comportano. Come dire: anche in quest’ottica, poco di nuovo.
Musicalmente siamo dalle parti dei Muse più progressive, con gran tappeti di tastiere e il consueto muro del suono che li contraddistingue (e che consentirà di assistere a loro nuovi concerti davvero potenti). In scaletta anche qualche sofisticata ballad come Verona che, partendo dall’assunto della “fiaba” di Romeo e Giulietta, sconfina nei territori angoscianti della asetticità cui ci ha costretti la pandemia o Ghost (How Can I Move On) che è, più “semplicemente”, una canzone sulla perdita e la mancanza.
Interssanti le derive “metal” di We Are Fucking Fucked, Kill Or Be Killed e, a suo modo, anche di Won’t Stand Down che per certi versi rappresentano una virata interessante nel sound dei Muse mentre restano ascrivibili alla consuetudine le altre pagine dell’album.
Non da buttare ma… forse è il disco meno ispirato del trio fino ad oggi.

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