basjan_BYN_CDEtichetta: Fire Records
Tracce: 10 – Durata: 37:20
Genere: IndiePop, Post Punk
Sito: lostmap.com/bas-jan
Voto: 8/10

Le londinesi Bas Jan non si sono lasciate cogliere impreparate nei confronti dell’hype che si è acceso attorno a loro, dopo l’exploit di Yes I Jan del 2018, e hanno confezionato un album candidato alle posizioni di rilievo delle classifiche di fine anno.
Fatto di trame concrete, talvolta apparentemente sgangherate, Baby U Know mutua buona parte del suo linguaggio da modelli eistenti ma poi ti sorprende con una stravaganza del tutto autografa che colpisce ascolto dopo ascolto.
Liricamente incentrato per lo più su temi sociali, con politica, ambiente e (in)giustizia in primo piano, l’album è in grado di accendere tanto i sentimenti di nostalgia di chi ha vissuto l’epoca d’oro del post-punk coi suoi idoli Pink Industry, Delta 5 e Young Marble Giants quanto (e immagino, soprattutto) il bisogno di proporre un’offerta alternativa al pubblico di giovanissimi che di quell’epoca e quei nomi non sa nulla.
Di fatto qui siamo al cospetto di un disco che lascia il segno per il modo esemplare che le Bas Jan hanno trovato per stare al passo coi tempi percorrendo una strada decisamente classica.
La costruzione evidentemente retrò di All Forgotten, con quella linea di basso che spadroneggia su una cassa in quattro, porta con sé tutto il fascino della nostalgia attraverso soluzioni che sono inequivocabilmente dirette ai teenagers, inclusa la protesta accesa del testo.
Gli arrangiamenti, che mescolano chitarre distorte con archi e tappeti elettronici, sono sempre ben curati e arditi. Certo, cose già fatte, qualche nome l’ho scritto e gli altri li troverete da soli ma… Bas Jan, come già detto, riescono nel compito di rendere l’operazione magnificamente contemporanea.
L’ambizione di combinare suoni ambient con il punk sgangherato degli anni ’70 funziona alla perfezione grazie anche al giusto strato di ironia che ripaga di qualche peccatuccio di vanagloria.
Brani che partono come una ballata elettronica e si trasformano in disco-phunk stile The B-52’s per poi sconfinare in un intermezzo di pura psichedelia (Profile Picture), ballate sgraziate delle quali ti ritrovi a canticchiare il ritornello a suqrciagola in macchina (You Have Bewitched Me) e azzardi sperimentali che omaggiano certe incursioni pop di Philip Glass o Steve Reich (Baby U Know) sono solo alcuni dei numeri che rendono questo lavoro davvero difficile da trascurare grazie alla sua formula esemplare e senza tempo, offerta con la leggerezza di chi ha ben chiaro il proprio progetto e procede a gamba tesa per la sua strada.

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