todd_space_CDEtichetta: Cleopatra Records
Tracce: 12 – Durata: 48:49
Genere: Pop Rock
Sito: tr-i.com
Voto: 8/10

Todd Rundgren confeziona un disco di brillante pop-rock che sfoggia in copertina un elenco di ospiti da far girare la testa.
A volerla dire in breve, questa è l’ennesima dimostrazione di quanto il musicista americano sappia stare al passo coi tempi, adeguandosi alla tendenza d’oggidì nell’invitare alle session il maggior numero di ospiti possibile. E su Space Force i nomi sono davvero pazzeschi, da Rivers Cuomo degli Weezer a Thomas Dolby, da The Roots agli Sparks passando per Steve Vai, Adrian Belew, Alfie Templeman, Narcy e…molti altri.
D’altronde, l’ex Nazz ci ha abituato da sempre a una sua incontenibile smania di sperimentare e, se non bastasse la sua sconfinata discografia solista, potremmo aggiungere qualche nome tra quelli con cui ha lavorato per comprendere la sua poliedricità e grandezza: The BandNew York DollsGrand Funk RailroadHall & Oates, The TubesPatti SmithXTCThe Psychedelic Furs, Bad Religion e… perfino la nostra Patty Pravo.
Ma se lo conoscete anche solo un po’, saprete che con Rundgren non bisogna mai fare appello al passato o alla nostalgia perché è uno di quei creativi sempre con un piede nel momento successivo, sicché fermiamoci a questo suo nuovo disco per dire che si tratta di uno dei prodotti più interessanti usciti quest’anno con un volume davvero variopinto di numeri. se Down With The Ship (con Rivers Cuomo), fa esplodere la sezione fiati in un detonante e contagioso rocksteady/ska, con Neil Finn (Split Enz, Crowded House…) si passa a un brano più elegantemente internazionale (Artist in Residence) che si abbina alla perfezione con il taglio soul di Godiva Girl (con The Roots). Inconfondibile il tocco di Thomas Dolby su I’m Not Your Dog al pari di quello degli Sparks su Your Fandango. E poteva uno così attento come  Rundgren farsi sfuggire l’occasione di perlustrare anche i territori del rap? Certo che no! Espionage ospita Narcy e non ce n’è più per nessuno! Riuscito anche Head in the Ocean, il duetto con il giovane Alfie Templeman che è tra i più brillanti enfant-prodige del nuovo pop britannico (è nato nel 2003 e nel 2016 aveva già prodotto il suo primo disco). Poi, a me è sembrato stupendo che tra i brani di questi due giovanissimi, nella scaletta dell’album ci sia quello che Todd ha realizzato assieme a un vecchiaccio come Rick Nielsen dei Cheap Trick (Stfu) che ha un sound davvero vecchia-scuola, super rock, super 70’s! Alle estremità dell’album appaiono due grandissimi chitarristi, tra loro lontanissimi sia per stile che per attitudine, che Rundgren riesce a rendere armonici, tanto nella dinamica dell’album quanto tra loro: in Puzzle Adrian Belew sfodera una delle sue classiche round-song densa di effetti ed e-bow mentre Steve Vai giunge con una Eco Warrior Goddess che tamarreggia il giusto configurandosi come la chiusura perfetta.
Insomma, se vi sembra impossibile che un album di Todd Rundrgen che coinvolge nomi di questo livello possa avere dei difetti, avete ragione: non ne ha.

Pubblicità