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Addio a Claudio Rocchi

Ammiro sempre chi riesce ad affrontare la morte in maniera lucida ed apparentemente serena. Soprattutto quando si tratta della propria che, lo sappiamo bene, nella maggior parte dei casi ci coglie impreparati, in particolare quando arriva ben prima di un ragguardevole raggiungimento d’età. Ecco come Claudio Rocchi, scomparso ieri all’età di 62 anni in segiuto all’aggravarsi di un male incurabile, salutava il suo pubblico dal suo profilo facebook:
A fine 2011, mentre ero in promozione a Milano per il mio CD In Alto, feci un’intervista per un quotidiano nazionale che titolava più o meno “Le cinque vite di Claudio Rocchi”. Era “Libero” o “il Giorno”? Non ricordo. Raccontavo di una vita da studente, una seconda da aspirante rockstar, una terza da aspirante santo indù, una quarta da aspirante “normale” professionista tra broadcast, media e business immobiliare. La quinta era quella in cui rientravo allora, per una serie di benedette concorrenze tra Amore e Ispirazione, di musicista ritrovato con voglia di concerti ed energia per farli. Poi arrivò la sesta. Una grave malattia degenerativa alle ossa mi faceva di fatto malato terminale pur continuando io di fatto, tra stampelle e bastoni, a fare finta di niente e guidare in su per mari e autostrade a fare i miei concerti.
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Fard Rock Classic: Oranges & Lemons

Artista: XTC
Etichetta: Virgin
Anno: 1989

Oranges & Lemons, il nono album degli XTC è un autentica pietra miliare del rock britannico che ha dovuto pagare lo scotto di uscire nel 1989 quando, in un momento di intenso cambiamento (di costume e di gusto musicale), una band consolidata (ma “anziana”) come gli XTC cominciava ad avvertire un calo di interesse da parte del pubblico. Sarebbe stato il tempo a dar ragione a Oranges & Lemons che, a fronte di una massiccia promozione radio e TV, diventò quello che oggi è ancora il loro maggior successo discografico che sarebbe arrivato fino ad oggi con tutto il rispetto che merita. 
XTC avevano da qualche tempo deciso di seguire le orme dei maestri The Beatles, rinunciando all’attività da vivo (il loro ultimo tour è del 1982) in favore del lavoro in studio di registrazione. Ma, se per i Fab4 questa fu una scelta piuttosto obbligata, essendo per il tempo impossibile riuscire a riprodurre in concerto i raffinati arrangiamenti realizzati in sala, per XTC la svolta fu ben più sorprendente: i loro dischi contenevano musica essenzialmente pop rock che, sia pure molto raffinata e complessa, non sarebbe stato difficile riprodurre sul palco. Andy Partridge, Colin Moulding e Dave Gregory avevano probabilmente capito che il mercato discografico (quello florido degli anni 80) permetteva loro di sopravvivere senza lo stress di girare il mondo in tour.
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The Temponauts | The Canticle of The Temponauts

Etichetta: Other Eyes
Tracce: 11 – Durata: 36:02
Genere: Pop Rock
Voto: 8/10

Tutte le volte che da queste pagine mi sono lamentato nei confronti di band italiane che scelgono di cantare in inglese, l’ho fatto perché mi è sempre sembrato impossibile che una scelta come quella potesse in qualche modo aprire le porte al mercato estero e limitasse al contempo l’accesso a quello nostrano. La penso ancora così ma, come si dice, ogni regola ha la sua eccezione e The Temponauts sono una delle più credibili. The Canticle of The Temponauts è il loro secondo album ed è stato realizzato principalmente per l’estero attraverso una scelta tutt’altro che campata in aria, dal momento che, grazie alla credibilità che i piacentini si sono guadagnati con il capitolo precedente, la loro attività è principalmente legata ai club d’oltre confine. Ospiti fissi nel cartellone del Cavern Club di Liverpool, The Temponauts fanno un genere piuttosto legato a quell’ambiente, richiamando senza troppi sotterfugi le sonorità che cinquant’anni fa lo hanno reso uno dei luoghi culto della musica Pop Rock britannica. Continua a leggere…

Portugal. The Man | Evil Friends

Etichetta: Atlantic
Tracce: 12 – Durata: 48:35
Genere: Pop, Psichelettronica
Voto: 7/10

Il nono album per Portugal. The Man è il terzo pubblicato per una major. La loro musica è un eccentrico e ammaliante misto di generi e di derivazioni in grado di stabilirsi nelle preferenze di ascoltatori delle più disparate estrazioni. Hanno la capacità di convincere chi ascolta l’indie rock ed anche chi distrattamente prende per buono tutto quello che passa la radio.
Passano con disinvoltura da inni generazionali in stile Arcade Fire al pop elegante debitore delle intuizioni di Florence Welch senza mai premere troppo la penna sul foglio ricalcante. Evil Friends è un pacchettino ben confezionato che si presenta come un lavoro divertente e assai gradevole dove la mano di Danger Mouse, chiamato al banco di produzione, si fa sentire spesso in modo prominente. Continua a leggere…

Joyello e la sua Cheesy Orchestra | Si Señor! (10° anniversario)

Sul finire degli anni 90 avevo iniziato ad appassionarmi alla musica elettroacustica e stavo iniziando a studiare le esperienze della musica concreta, le applicazioni sonore avulse dal concetto di  notazione musicale tradizionale che mi avrebbero portato all’elaborazione dei suoni digitali di cui ancora mi occupo.
Le Madri della Psicanalisi non esistevano più da tre anni e stavo cercando di trovare una mia strada musicale che si allontanasse dal concetto di band rock. In un momento in cui non avevo più l’intensa attività con la band e potevo dedicarmi alla ricerca e allo studio, mi sembrava la cosa più stimolante.
Poi, una sera d’autunno mi chiamò Gigi Sabelli per dirmi che, assieme a Thomas Simoncini, stava mettendo su un gruppo e voleva sapere se io e Mauro Marchesi (altro ex madri) fossimo interessati a collaborare.
Eravamo incuriositi ed io, in particolare, avevo anche un po’ di voglia di riprendere a cantare sebbene l’idea dell’attività con una band mi preoccupasse un po’ (i problemi di trovare un agenzia di booking, di fare i dischi, di promuoverli eccetera erano quelli che, in qualche modo, avevano fatto fallire il progetto de Le Madri). Ad ogni modo, eravamo entrambi stuzzicati ed anche un po’ lusingati da una richiesta tanto accorata.
Il progetto era quello di un gruppo “cheesy listening”, genere in quegli anni in grande spolvero, che provasse a trovare una via personale e, in qualche modo, italiana.
La musica lounge, di cui il cheesy listening rappresenta l’espressione più popolare e divertente, per quello che ne sapevo, è l’esatto opposto di quello che avevo, fino ad allora, messo in atto con le mie produzioni e necessita del rigore, della conoscenza e della precisione musicale, cui non ero mai stato particolarmente vicino. Assolutamente stimolante.
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Virta + Ummagma | Split EP

Etichetta: Som Non-Label
Tracce: 4 – Durata: 16:46
Genere: Avant Rock, Dream Pop
Voto: 7/10

Questo Split EP, versione digitale del più famoso ed omonimo formato in auge ai gloriosi tempi del vinile, è un piccolo prodotto molto interessante che inaugura l’attività di una giovane ma promettente etichetta (Som Non-Label) di casa presso SonOfMarketing (http://www.sonofmarketing.it/).
L’EP presenta due tracce dei finlandesi Virta e due degli ucraino-canadesi Ummagma e contiene musica molto interessante, imparentata con le sperimentazioni kraut degli anni 70 (Neu! e Can in particolare) ma ambientato splendidamente ai giorni nostri. La coppia di brani (strumentali) dei Virta ha un sapore jazz-progressive che evoca gli scenari della miglior stagione del genere, tra Kenny Wheeler e Holger Czukay, abbinata a un gusto pop di ampio respiro melodico.
Le due degli Ummagma, invece (e come forse si può evincere dal nome piuttosto evocativo) girano su aree più floydiane,  ma senza mai ricordare i Pink Floyd direttamente, che rimangono educatamente nel sottotesto di un comune senso per l’arte psichedelica, votata a sonorità piuttosto acustiche e aggrovigliate su tessiture armoniche affascinanti e docili.
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Italia 1963: Altro che Beatles, c’è Rita!

Cinquant’anni fa, nel 1963, dei Beatles e dei Rolling Stones in Italia si parlava solo come di un lontano fenomeno di costume inglese. I più attenti sapevano che esistevano complessi di capelloni che stavano spopolando tra i giovani britannici, ma perché il beat (come lo chiamarono i nostri giornalisti) arrivasse anche nel nostro Paese avremmo dovuto aspettare ancora un paio di anni.
Cinquant’anni fa, nel pieno del boom economico, erano molti i ragazzi affascinati dalla musica leggera e il 45 giri stava cominciando a fare furore, sebbene non fosse ancora ben consolidata la pratica del collezionismo e quei curiosi pezzi di vinile funzionassero principalmente nei Juke Box. Ma i mangiadischi cominciavano a diventare l’oggetto del desiderio di teenagers appassionati che, a guardare le classifiche di vendita, non erano così affascinati dalle canzoni straniere come in seguito. Normale, a pensarci. Non c’era l’internet, non c’erano le radio private, la TV aveva solamente due canali (primo programma e secondo programma) e alla musica leggera veniva dedicato solo qualche breve spazio all’interno delle trasmissioni di varietà.
Quello che mi ha fatto impressione, guardando la classifica di vendita ufficiale dell’anno 1963, è stato vedere in Top 10 così poca musica straniera. C’era, ci mancherebbe! Ma a confrontarla con le classifiche di oggi i numeri sono infinitesimali. La francese Françoise Hardy era al secondo posto con Tous les Garcons et les Filles, cantata in italiano col titolo Quelli della mia età (presente al numero 26 nella versione pedissequa che ne fece la giovanissima Catherine Spaak), il duo Americano Paul & Paula erano al quinto posto con Hey Paula (in inglese) e Neil Sedaka (anche lui americano) era al nono posto ma con un successo in italiano, I tuoi capricci. Continua a leggere…

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