Etichetta: Autoproduzione
Tracce: 12 – Duarata: 43:59
Generea: Alternative Hard Rock
Voto: 7/10

Visto che anche i Faith no More si sono riformati, forse è giunto il momento di rivalutare quella via alternativa all’Hard Rock che negli anni ’90 ha fatto numerosi proseliti per poi spegnersi tanto rapidamente quanto incomprensibilmente.
Dico incomprensibilmente perché si tratta di una via “diversa” al rock pestone che ha sempre avuto tutte le caratteristiche per fissarsi solidamente nel panorama del genere. Codeina fanno una scelta stilistica e referenziale con tutti i crismi e con le migliori intenzioni e producono, in tolale autonomia, dischi che riprendono quegli stilemi e quelle atmosfere.  Allghoi Khorhoi è il loro secondo album e mostra una band di ottimi strumentisti attenti tanto alla potenza sonora quanto ad una esemplare chiarezza di comunicazione.
Il fattore più interessante è quello di aver scelto di esprimersi in italiano, su una struttura che di italiano ha davvero poco, creando un universo potentissimo e stralunato, svolazzando tra cambi di registro e di tempo, sfiorando certe soluzioni progressive e puntando sempre sulla grinta delle chitarre elettriche. La voce di Mattia Galimberti si adatta alla perfezione, passando da tonalità basse ed arrivando alle urla strazianti che il genere richiede. Più Mike Patton che Chris Cornell, per intenderci.
In considerazione vengono presi tutti i canoni del Rock distorto, passando dall’Hard per arrivare al Grunge, con tappe inevitabili e ben assestate nel Metal e nel Punk.
Testi crudi e diretti, produzione esemplare e ottima padronanza tecnica fanno di questo disco un’ottima dimostrazione che anche in Italia si può essere credibili affrontando linguaggi che ci sono naturalmente alieni. Certo, Allghoi Khorhoi non andrà in classifica ma suppongo non sia questa l’intenzione dei Codeina che alle glorie della FIMI preferiscono quelle più interessanti e gratificanti del pubblico sotto al  palco.

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