Durante la prima guerra mondiale, un tecnico radio francese di nome Maurice Martenot (1898-1980), cominciò a sviluppare la bizzarra idea di creare musica utilizzando le onde radio.
La sua ricerca portò alla realizzazione di un elettrofono innovativo, presentato nel 1928 all’Opera di Parigi, che chiamò Ondes Martenot (da noi Onde Martenot).
La versione arrivata ai giorni nostri si presenta con una tastiera monofonica (vale a dire che riproduce timbri suonando un tasto per volta, senza possibilità di eseguire accordi) e con un piccolo pannello sulla sinistra che consente il controllo del volume e la modifica dei timbri. All’inizio la tastiera era finta (dipinta su un pannello di legno) e serviva unicamente da riferimento per l’esecutore che trascinava, con le dita, un anello sulla nota desiderata. Dopo l’aggiunta della tastiera ad 88 tasti, Martenot pensò di dotare lo strumento anche di una serie di diffusori in grado di offrire alcuni effetti sonori.
Nella fattispecie gli altoparlanti sono quattro: quello principale è un diffusore tradizionale che restituisce la voce pura, il secondo, detto “Risonanza” è provvisto di molle metalliche che producono riverbero meccanico, il terzo è chiamato ”Metallico” e produce una gamma sonora ricca di armonici grazie ad un diaframma ottenuto da un gong metallico e per ultimo il “Palma”, a forma di lira, che offre un suono ampio e melodioso grazie a 12 corde che suonano per simpatia.
Il suono generale assomiglia a quello del Theremin e, in effetti, Martenot sembra essersi ispirato proprio a quello strumento, cercando di offrire ai musicisti la possibilità di ottenere lo stesso suono utilizzando una modalità di esecuzione più tradizionale attraverso la tastiera. Ondes Martenot ha sicuramente risolto alcuni problemi di esecuzione del Theremin perché i riferimenti visuali degli 88 tasti permettono un migliore precisione sulla tonalità mentre il pannello sulla sinistra conferisce una maggiore gamma espressiva attraverso semplici selettori. Oltre a questo viene eliminato l’effetto di costante portamento che, nel Theremin si ascolta inevitabilmente nei passaggi tra le note e che lo rende caratteristico ma sicuramente poco versatile.
Nonostante l’ottima accoglienza, forse a causa di un costo piuttosto elevato (oltre ad una obiettiva scomodità di trasporto) Onde Martenot non riuscì a superare il gradimento di culto e con l’arrivo degli anni 60 venne accantonato in favore dei primi sintetizzatori. Tra i vari compositori che vi si sono cimentati, è necessario citare almeno Olivier Messiaen che, pur non essendo artefice di una scuola ben definita, è sempre stato citato come ispiratore da molti autorevoli compositori del XX secolo come Luigi Nono, Pierre Boulez, Karlheinz Stockhausen, Giacinto Scelsi e Iannis Xenakis.
Nell’ambito della musica pop le sue apparizioni non sono molte ma tutte piuttosto autorevoli. Impossibile non ricordarlo nella celebre introduzione di Ne me quitte pas di Jacques Brel, così come nel parto gemellare dei Radiohead in versione sperimentale (Kid A / Amnesiac), Yann Tiersen nella colonna sonora de Il favoloso mondo di Amelie e su Resistance dei Muse. Da noi in Italia, è stato riesumato da Vinicio Capossela per l’album Marinai, profeti e balene.

Qui sotto il 4° foglio inedito di Messiaen, eseguito da Thomas Bloch

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