midlake_sakeEtichetta: Bella Union
Tracce: 11 – Durata: 44:22
Genere: Pop Rock
Sito: midlakeband.com
Voto: 9/10

Al secondo capitolo dell’epoca Pulido, i Midlake cominciano ad avere le idee chiare sul percorso da fare senza Tim Smith. Se col precedente Antiphon sembravano smarriti nell’esigenza di trovare una via, stavolta è evidente che quella via è stata trovata ed è… quella di casa.
For the Sake of Bethel Woods è anche l’album in cui si conferma che i nuovi membri Jesse Chandler (tastiere) e Joey McClellan (chitarre) sono perfetti per rendere il suono già granitico della band ancora più corposo, con le consuete derive prog che ben si amalgamano alle passioni per il folk rock della West Coast e per l’indie-rock dell’istmo a cavallo tra ’80 e ’90. Se ascoltate, per esempio, Feast of Carrion, troverete per strada i King Crimson di Greg Lake, CSN&Y di Woodstock e le innovazioni anni zero dei Fleet Foxes. Su tutto si trovano i Midlake, Tim Smith o non Tim Smith, e l’operazione appare riuscita su tutti i fronti perché si sente all’istante tanto la personalità, davvero unica nel panorama attuale, di questa band e una vena creativa in grande spolvero.
Gli arrangiamenti sono curatissimi, sempre molto carichi ma mai stucchevoli e offrono spunti variopinti di approccio che passano da eleganti pop song (La doppietta Gone/Meanwhile… a metà percorso) a momenti di struggenti evoluzioni melodiche (Noble, The End) passando per grintosi guizzi prog-rock (Bethel Woods, Exile e la già citata Feast of Carrion).
La cosa che più risalta da questo nuovo disco è il bisogno di questi Midlake di mettere in scena qualcosa che superi i traumi per imporre una linea creativa che non ha smesso un minuto di evolversi. Se Antiphone era considerabile come l’album del passaggio, For the Sake of Bethel Woods è quello che inaugura,  finalmente in bella copia, l’orientamento del gruppo allo stato attuale, dimostrando di saper guardare al futuro senza smentire un grammo del percorso fatto.

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