doggerel_CDEtichetta: Pixies / BMG
Tracce: 12 – Durata: 42:10
Genere: Rock
Sito: pixiesmusic.com 
Voto: 8/10

L’influenza dei Pixies in ambito di musica rock credo sia fuori discussione. Basta mettere a suonare Surfer Rosa o Doolittle (dischi usciti più trenta anni fa) per rendersi conto di quante band abbiano attinto dalla loro lezione.
In quest’ottica, Doggerel si pone come una sorta di classico nel quale la band di Boston dichiara con onestà di avere poco da aggiungere alla sua storia riuscendo a farlo emergere, con un pizzico di orgoglio, come il pregio principale. Perché è vero: Pixies sono stati i precursori di un certo suono che oggi non “suona” più innovativo. E ci mancherebbe! Eppure se chiedete di elencare i propri punti di riferimento e di ispirazione a qualsiasi membro di una rock band nata negli ultimi 20 anni … Pixies sarà una risposta pressoché unanime.
E quindi, volendo liquidare con velocità Doggerel, basterebbe dire che i la band è in forma e che le canzoni sono azzeccate e avremmo convinto la fanbase ad acquistare il disco. A tutti gli altri o ai neofiti, possiamo con certezza dire che forse non è questo il disco da cui cominciare per affezionarsi ai Pixies ma che, nel caso, potrebbero farsi comunque un’idea della loro grandezza.
Perché, comunque lo si affronti, questo è un album dei Pixies e andrà preso sul serio anche quando qualcuno della vecchia guardia cercherà di convincervi che The Lord Has Come Back Today o Who’s More Sorry Now sono pezzi deboli: non dategli retta e chiedetegli di riconsiderare il loro metro della debolezza perché qui non ci sono pezzi deboli, nemmeno Pagan Man che, dietro a un retrogusto 70’s vicino al folk-pop dei Creedence Clearwater Revival, nasconde la chiave per rendere Doggerel qualcosa di variopinto  e versatile. La title track, messa in fondo al pacchetto è sorprendente nella sua straniante classicità, un incedere vicino a certa new wave inglese si chiude con un assolo di chitarra talmente tamarro da uscire dalle righe. Così tamarro che è perfetto, così tamarro che ci viene in soccorso il fade-out. E se questa non è ironia… dimmelo tu cos’è.
Al lato opposto, l’apertura di Nomatterday è l’esempio di quanto i Pixies siano stati fondamentali per il rock indipendente mentre Houted House ci fa capire quanta voglia ci sia ancora di scrivere canzoni immortali, con un ritornello da cantare a squarciagola di quella casa infestata dove vorremmo vivere… mentre il theremin aggiunge l’alone thriller come in un film con Vincent Price.
Insomma, niente di sperimentale ma la prova evidente che 35 anni di esperienza non sono bruscolini e i Pixies sanno ancora mettere insieme una tracklist azzeccata, divertente e piena di pezzi perfetti per affiancarsi ai classici del passato durante i prossimi concerti. Andateci!

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