irradiette2Forse non tutti lo sanno ma il Mangiadischi è nato in Italia, per altro con modelli, i primi, che sono grandi esempi del grande design del nostro Paese.
Piuttosto vituperato dai fanatici audiofili, questo dispositvo rappresenta l’antesignano di tutti i lettori portatili arrivati in seguito, dal mangiacassette allo smartphone, passando per walkman e iPod.
Sebbene sia stato presto soppiantato dai lettori portatili di cassette, il Mangiadischi ha resistito nel tempo diventando negli anni ’80 un oggetto destinato ai bambini e alla loro fruizione di canzoni per l’infanzia, sigle di cartoni animati e fiabe sonore.
Mario-Bellini-architetto-designerIl primo modello è dovuto al genio dell’architetto Mario Bellini che lo progettò su precisa richiesta della Irradio nel 1966. Fino a quel MANGIADISCHI-45-Giri-Vintage-IRRADIO-FONORETTE-Design-MARIOmomento la musica fuori casa era offerta unicamente dalle radio a transistor e, di conseguenza questo si pone come il primo dispositivo “smart”, in grado di riprodurre la nostra musica in qualsiasi condizione.
Bellini progettò alcuni modelli diventati dei veri e propri oggetti di culto come Fonette, Irradiette, PhonoBoy e GA 45POPMinerva-mangiadischi-vintage-pubblicita-dell-epoca-1024x853 che consentirono ai ragazzi degli anni ’60 di portare con sé la propria collezione di 45 giri da ascoltare in vacanza, in auto, nei pic-nic eccetera.
Mangiadischi funzionava unicamente con il formato a 7″ e il suo nome deriva dal fatto che il disco veniva infilato in una fessura che lo “mangiava” facendo poi partire automaticamente la riproduzione. Un sistema adottato nei decenni seguenti dalle autoradio dotate di lettore di Compact Disc.
Pur non essendo infallibile (forti scossoni facevano comunque “saltare” la puntina), era anche garantita una discreta resistenza ai movimenti, in modo da poterlo tranquillamente spostare da un punto a un altro durante la riproduzione. Il meccanismo che trascinava il disco all’interno, quello che lo fissava al piatto oltre che a un pick up rigidamente fissato a un asse, avevano effetti usuranti sul vinile e dopo un po’, giocoforza, i dischi scricchiolavano oltre misura. Ma questo era anche il suo “bello”. In un momento di grande rinascita economica del nostro Paese, chiunque si poteva permettere il lusso di “rovinare” un disco che… poteva tranquillamente essere ricomprato (nella metà degli anni ’60, il prezzo di un 45 giri era di circa 100/150 lire).
penny_mangiadischiCome dicevamo, gli storici primi modelli progettati da Bellini, rimangono quelli più storicamente legati alla cultura sixties anche se probabilmente il più diffuso Penny, prodotto a metà degli anni ’70 dalla Lansey, un’azienda di giocattoli che canalizzò il mangiadischi definitivamente verso il pubblico dei bambini, è quello che oggi viene maggiormente ricordato a causa della sua longevità. L’ultimo Penny è stato commercializzato nel 1988.
La recente riscoperta dei dischi in vinile da parte dei giovani non è riuscita a riaccendere l’interesse per il mangiadischi che attorno ai primi anni ’90 iniziò a diradare le vendite sparendo lentamente dal mercato in favore di audiocassette e compact disc.
Oggi resiste come oggetto da collezione o di pura nostalgia. I più diffusi Penny si trovano nei mercatini a pochi euro, quelli più ricercati con il design di Bellini o anche altri modelli storici di LESA, Selimco, Grundig e Philips hanno quotazioni più elevate che variano tra 70 e 100 euro, a seconda dello stato di conservazione.

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